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Πέμπτη, 14 Σεπτεμβρίου 2017

Επίσκεψη του Οικουμενικού Πατριάρχου στη Ρ/Καθολική Μοναστική Κοινότητα Monte Sole στη Bologna

Σημειωτέον ότι στην κοινότητα Monte Sole, οι μοναχοί του don Dossetti, εδώ και δεκαετίες, εργάζονται εντατικά για τις αδελφικές οικουμενικές σχέσεις.























SALUTO
DI SUA SANTITA’ K.K. BARTOLOMEO
ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI – NUOVA ROMA E PATRIARCA ECUMENICO
DURANTE LA VISITA INFORMALE AL MONASTERO DI MONTE SOLE
(Bologna, 14 Settembre 2017)
***
Ιερώτατε Μητροπολίτα Ιταλίας και Μελίτης, K. Γεννάδιε,
Vostra Eccellenza Mons. Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo Metropolita di Bologna,
Eminenze, Eccellenze, Reverendissimi Superiori, Padri e Madri,
Fratelli e Sorelle amati nel Signore,

Con grande gioia abbiamo accolto la proposta del nostro Fratello l’Arcivescovo Matteo, per visitare la Vostra conosciuta Comunità Monastica e per visitare questi luoghi, tragici per gli eventi storici avvenuti in un passato ancora recente, ma forieri di speranza per il futuro, in quanto esempi di pace e convivenza. Siamo saliti in questi posti, immersi in uno splendido ambiente naturale, che certamente elevano l’anima di ogni persona che vuole innalzare il proprio sguardo verso l’Altissimo. Ma vogliamo innanzitutto commemorare coloro che, durante l’ultimo conflitto mondiale, hanno perso la vita negli spaventosi eccidi che si sono perpetrati in questi paesi e che hanno visto vittime innocenti di carnefici, privi di ogni senso di umanità e di anelito divino, tanti uomini e donne, giovani e anziani e perfino molti bambini. Il loro sacrificio, davanti al Santuario di Dio, ha gridato giustizia, mai vendetta e per questo esso è divenuto simbolo di pace e convivenza tra gli uomini di tutti i tempi e di ogni nazione.

Speravamo che simili nefandezze non potessero più perpetrarsi in nessuna area del mondo, ma gli anni che sono seguiti, purtroppo ci hanno dimostrato che l’umanità troppo spesso dimentica quanto ha vissuto e si lascia trascinare da ideologie e dottrine, dimentiche della dignità dell’uomo, di ogni essere vivente, della convivenza sociale, dell’ambiente e della cultura di ogni popolo. Anche ai nostri giorni troppo spesso siamo scossi da efferatezze che annullano la persona umana, che violentano le coscienze e le convinzioni religiose e culturali di alcuni, in nome di assolutismi ideologici e di pensiero di altri. E troppo spesso sono proprio i cristiani, più di altri, che vengono per la maggior parte attaccati e perseguitati per la loro fede in Gesù Cristo. Davanti a questi avvenimenti non abbiamo il diritto di tacere, ma dobbiamo testimoniare insieme, che solo la convivenza pacifica, il rispetto reciproco ed il dialogo tra le culture e tra le fedi possono risolvere ogni eventuale incomprensione.

Viviamo insieme nella casa comune che il Creatore di ogni cosa ha affidato all’umanità, perché possa progredire umanamente e spiritualmente. Non siamo padroni di questa casa, ma siamo ospiti di essa e come tali abbiamo il dovere di camminare assieme, di essere fratelli, con le nostre convinzioni e particolarità, rispettosi del credere e del vivere altrui.
Come cristiani dobbiamo sempre avere speranza: “Noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rom. 5, 2-5), scrive San Paolo.

Amati Figli nel Signore,
questi luoghi hanno avuto e stanno dando speranza poiché sono divenuti territori di pace e riconciliazione. La felice intuizione di don Giuseppe Dossetti di fondare qui una comunità monastica, dedita alla preghiera, alla Scrittura, allo studio, ci portano a sperare cristianamente sul superamento anche delle grandi crisi internazionali, che attanàgliano troppi luoghi della terra.

Il legame di questa esperienza monastica con i grandi Padri dell’Oriente e dell’Occidente, dalla prima esperienza del monachesimo dei Padri del Deserto e poi di San Basilio e Sant’Ignazio in Oriente e San Benedetto in Occidente assieme a San Francesco e a santa Teresa, testimonia come la Provvidenza di Dio sappia agire per il bene dell’uomo in qualsiasi condizione.

Ci rallegriamo nel conoscere da vicino la Vostra realtà, di cui avevamo sentito parlare per le tante opere patristiche, tradotte in lingua italiana, che hanno fatto scoprire in questo paese i tanti tesori della Chiesa indivisa, che ieri come oggi, continuano a sostenere la vita della Chiesa e la santificazione dei fedeli. La centralità della Divina Eucarestia inoltre, e la sua continuazione salvifica in tutto il vostro agire di monaci, la liturgia dopo la liturgia, la riflessione sulla Sacra Scrittura e sugli scritti dei Santi Padri, il silenzio e la ospitalità sono elementi che vi caratterizzano e pongono il vostro servizio alla Chiesa locale, in diretta continuazione con le più antiche esperienze del monachesimo. Ma anche la Vostra attenzione ecumenica e la passione per il dialogo fanno cogliere la grandezza e la responsabilità di questa saggezza.

Vogliamo quindi ringraziarvi e ricordare un’opera tra le tante, che è stata non solo fonte di conoscenza, di scoperta di un tesoro immenso di capacità di riflessione dei nostri padri nella fede, di adesione alla Sacra Scrittura e di eccelsa innologia e poetica della Chiesa, ma anche di servizio alle nostre Comunità Ortodosse in Italia, che sempre più – all’uso delle lingue nazionali di provenienza – necessitano di testi, la cui espressione italiana, sappia cogliere la pienezza del testo originale. Ci riferiamo alla grandiosa opera in 4 volumi dell’Antologhion, in cui sono stati raccolti la maggioranza dei testi innologici della Chiesa Bizantina. La suddivisione in quattro periodi conseguenti della Liturgia della Chiesa d’Oriente, manifesta la ricchezza teologica e biblica, in adesione a quanto ci dice l’Apostolo Paolo: “Intrattenendovi a vicenda con salmi, inni, cantici spirituali, cantando e inneggiando al Signore con tutto il vostro cuore, rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo” (Ef. 5,19-20).

Nell’invocare la benedizione del Signore sulle Vostre Comunità, su queste terre, su ognuno di voi, rendiamo veramente grazie a Dio in Cristo e per lo Spirito Santo, per aver indirizzato i nostri passi dalla Santa e Grande martire Chiesa di Cristo, il nostro Patriarcato Ecumenico a Costantinopoli, fino a voi e per scambiare con voi il bacio di pace. Saremo lieti di accoglierVi nel Primo Trono della Chiesa Ortodossa, al Fanar, per ammirare ancora i vostri successi spirituali e la capacità del vostro lavoro intellettuale e non solo, perché le nostre Chiese possano essere credibili testimoni del Cristo Risorto.

Grazie.

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